Notizie storiche

Fin dalle sue origini, il Centro Studi Europa delle Corti ha privilegiato la ricerca pluridisciplinare su argomenti e temi propri della storia, della letteratura, dell’arte, della cultura di antico regime. Nato volontariamente come una struttura ‘leggera’, il Centro Studi deve molto all’elasticità della sua organizzazione, che ha garantito il dinamismo e la sopravvivenza del gruppo, vuoi per i bassissimi costi di gestione e vuoi per il coagularsi di individui ed iniziative semplicemente intorno al filo conduttore di comuni interessi e dell’impegno personale. Senza mai chiudersi in se stesso, con l’andare del tempo il gruppo si è fatto sempre più numeroso e consapevole del proprio ruolo scientifico; esso è stato infatti sempre capace di rinnovarsi a causa, in parte, della sua stessa permeabilità, ma soprattutto perché mai meno è venuto il dibattito interno: un dibattito costruttivo e disinibito in quanto svincolato da logiche accademiche. Il progressivo riconoscersi in una comune identità di obiettivi e di metodi, e la cadenza sempre più regolare delle iniziative hanno portato Europa delle Corti a farsi promotrice di decine di congressi e incontri seminariali e, soprattutto, ad avviare la pubblicazione della collana "Biblioteca del Cinquecento" presso Bulzoni. Dei molti filoni di ricerca aperti, alcuni sono cresciuti nel tempo, altri si sono ramificati ed altri ancora, come nel caso di quello storico-economico, sembrano invece essersi esauriti. Nel corso degli anni Europa delle Corti è uscita dal triangolo rinascimentale Ferrara-Mantova-Urbino e da quel frammentato universo signorile padano nel quale avevano orbitato i primi studi. Questo allargamento degli orizzonti geografici si è intrecciato al dilatarsi della cronologia ed al moltiplicarsi degli interrogativi, fino ad individuare un arco di tempo che va dal XV al XVIII secolo e ad indicare nella cultura classicistica un motivo fondamentale della ricerca, poiché di classicismo la società di corte era imbevuta. Nel complesso, così, le ricerche hanno appurato il persistere, ben oltre i limiti della tradizionale cornice rinascimentale, dei codici etico-comportamentali generati all’interno del sistema della corti cinquecentesche; tanto da rendere plausibile l’ipotesi di un "lungo Rinascimento", un’acquisizione fondamentale per la dimensione europea della cultura cortigiana. Man mano che l’ampliarsi degli orizzonti rendevano il quadro più poliedrico e complesso, sempre più è emersa l’inadeguatezza dei vecchi modelli evolutivi e delle tipologie cortigiane ancorate all’universo signorile padano, generando nuove ricerche e dibattiti su altre casistiche e schemi di riferimento. Si intreccia a questo il manifestarsi, all’interno di Europa delle Corti, dell’esigenza di una riflessione storiografica sui propri percorsi e sulle proprie posizioni e - più in generale - sui climi ideologico-culturali che di volta in volta hanno prospettato diverse scenari interpretativi per la corte. I rapporti con il panorama internazionale e, in particolare, anglosassone si è approfondito nel corso degli anni, vuoi per un’evoluzione interna subita dal gruppo di studiosi che fa capo a Europa delle Corti, e vuoi per la crescente convergenza su approcci affini. Il primo incontro ha avuto luogo nel 1993 a Chicago, in occasione di un convegno sulle origini dello Stato, seguito nel dicembre dello stesso anno da un seminario dedicato alla storiografia sulla corte (seminario che vedeva riuniti ancora a Ferrara studiosi di diverse nazionalità europee), e, recentemente, dall’inclusione di sessioni curate da Europa delle Corti all’interno dell’Annual Meeting della Renaissance Society of America. Gli esordi di Europa delle Corti si dunque sono incentrati sulla cultura del XVI secolo, a partire da Castiglione e dal suo testo. Ci si è in particolare interrogati sulle regole della rappresentazione e della dissimulazione in quanto elementi fondanti della teatralità che sta alla base dell’antico regime. Il progetto sotteso da questi studi era quello di fare luce sul sistema concettuale nel quale era irretito e del quale era artefice il cortigiano, forti della convinzione che la corte esprimesse la sua centralità culturale preminentemente attraverso le sue manifestazioni artistiche e letterarie. Si potrebbe dire che non tanto le strutture ed i meccanismi del network sono stati posti al centro dell’attenzione, bensì il sistema dei valori dal quale questi stessi rapporti personali sbilanciati traggono ragione d’essere. È nel campo dell’etica, è nella dialettica fra "onore" ed "utile", nella codificazione di una "forma del vivere", nel modo di pensare e di pensarsi dei protagonisti della società di corte che si trova il fulcro di quella ‘specificità’ dell’antico regime su cui tanto ha insistito Europa delle Corti. Da queste ipotesi iniziali si sono poi dipartiti sviluppi indirizzati all’analisi delle valenze più strettamente politico-sociali di questo sistema culturale: affrontando per un verso l’indagine dell’ethos nobiliare e delle omologie (pratiche e teoretiche) fra governo dello stato ed amministrazione della "casa" aristocratica, e per un altro della reticolare trama di rapporti ed interessi che fa capo al principe e che - dunque - propone la corte come un inequivocabile apparato di potere. Sotto il concreto profilo degli orientamenti della ricerca si possono cioè distinguere una prima stagione nel corso della quale gli interessi erano incentrati sulla dimensione testuale, sulla disamina dei dispositivi di "riuso" dei codici classicisti e sull’immaginario cortigiano; ed una seconda che - invece - si contraddistingue per una maggiore attenzione a fenomeni di natura politico-sociale: si è sempre più passati dallo studio della cultura del Rinascimento a quello della società e della politica di antico regime. Il punto di svolta è costituito dai volumi su "Familia" del Principe e famiglia aristocratica, nel quali confluisce un lavoro quasi quinquennale (1983-1988) di ripensamento e di indagini concrete nella direzione di calare nella realtà storica del tempo le linee interpretative individuate nel primo decennio. Fine dell’iniziativa consisteva nel provare che attraverso la "regula generalissima" del Castiglione e la "forma del vivere" instaurata "nei principati italiani tra Quattro e Cinquecento era davvero possibile ricomprendere l’antico regime come cosmo peculiare, che si configura a partire dall’età che si è detta e che si scompagina nel tardo Settecento". Invece di seguire il filo della prefigurazione della modernità si è cioè andata sempre più nettamente profilando quella specificità di antico regime che ha costituito il Leitmotive interpretativo di quest’ultimo decennio di Europa delle Corti. Il discorso sulla corte e sul "modo di essere", nella seconda stagione ha perso la sua connotazione di "grammatica astratta" per assurgere a sistema culturale all’interno del quale pensavano ed agivano gli uomini dell’antico regime. "Un ordine definito da categorie come quelle dell’onore, del privilegio, della nobiltà, e fondato su quel motore immobile che è il Dio cristiano, e dunque pensato come etico, che perciò non ha, non può avere, fini specifici cui possa essere commisurato come quello moderno". Nel 1983, infine, il Centro Studi Europa della Corti è stato tra i soci fondatori dell’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara, di cui, per statuto, ha ricoperto la responsabilità scientifica fino al 2004.

Nel corso della sua attività, il Centro Studi Europa delle Corti ha stretto rapporti di collaborazione, finalizzati alla realizzazione di singoli progetti di ricerca o a singole iniziative, con numerose istituzioni culturali italiane e straniere, tra cui: Università di Roma I, Università di Roma 3, Università Cattolica di Milano, Università di Urbino, Università di Ferrara, Università di Bologna, Accademia Nazionale Virgiliana, Centro Studi Roma nel Rinascimento, Georgetown University (Washington-Firenze), Harvard University (Cambridge, Mass.), University of British Columbia (Vancouver), Renaissance Society of America (New York), Folger Library (New York), Royal Academy (London), University of London,

 


Pagina aggiornata il 22 marzo 2001